Rischi cromosomici del nascituro individuati da un esame del sangue

By on settembre 2, 2013

Avere un figlio nel ventunesimo secolo rappresenta sicuramente un rischio minore rispetto anche solo a vent’anni fa; grazie alle nuove tecnologie, infatti, le future mamme dispongono di molti mezzi per conoscere la salute del feto ed eventuali anomalie molto prima della nascita.
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In particolare, gli esami riguardanti proprio le anomalie dei cromosomi danno esiti praticamente certi su eventuali patologie legate al parto. Questi esami sono quasi sempre consigliati a tutte le donne che decidono di avere un bambino superati i 35 anni, ma anche in tutti quei casi in cui in famiglia si sono già manifestate anomalie legate all’eredità genetica. Con un semplice esame del sangue si potranno verificare forma e numero dei cromosomi presenti all’interno delle cellule: di norma ogni cellula ha 46 cromosomi, a loro volta divisi in 23 coppie di cromosomi appartenenti al padre e 23 alla madre. L’anomalia che si verifica più frequentemente è la sindrome di Down che, grazie alla ricerca, si è scoperto essere legata all’anomalia della ventunesima coppia.
Altri esami destinati a scovare anomalie nel feto sono il DUOTEST e il TRITEST, entrambi effettuabili attraverso un’analisi del sangue della madre.

Il primo, il duotest, serve a rilevare la concentrazione nel sangue di due proteine prodotte dalla placenta. Questo test è effettuabile già allo scadere della decima settimana fino alla tredicesima circa.
Il secondo, il tritest, è un esame destinato all’esaminazione di tre ormoni prodotti sia dalla placenta che dal feto, ed è attuabile nell’intervallo tra la quattordicesima e la sedicesima settimana; se risulta positivo si prescrivono ulteriori test per verificarne l’esattezza.

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