Omeopatia unicista

By on febbraio 13, 2014

L’omeopatia unicista, diversamente da quanto avviene per la medicina tradizionale occidentale (detta allopatica) a cui tutti siamo abituati, non utilizza un rimedio diverso per curare ogni sintomo, ma prescrive un rimedio unico per ogni paziente.
L’obiettivo è quello di curare non il singolo sintomo, ma il paziente nel suo complesso, analizzandone tutti i disturbi presenti e passati. Ciò che l’omeopata indaga non è la malattia o la malattie in realtà, ma il paziente, che viene identificato nella sua diversità rispetto agli altri pazienti, anche quando sviluppano malattie simili. Si cerca cioè di individuare i sintomi che rendono quel paziente unico e caratteristico rispetto agli altri, ed in questo modo si individuano i rimedi (prima diversi fino ad arrivare ad uno solo) che possono interessare il paziente nel suo complesso, ciò per la situazione presente, passata ma anche per alcuni aspetti ereditari.

omeopatia
L’omeopata, nell’individuare il rimedio adeguato, tiene poi conto anche di altri fattori come la presenza in misura maggiore di uno dei cosiddetti “miasmi” considerati dall’omeopatia e la relazione tra questo e gli aspetti dominanti in quel momento della vita del paziente.
La cura, anche se studiata sul singolo paziente, non è universale e non sarà valida quindi per l’intero arco della vita. Anche l’omeopatia unicista tiene conto dei cambiamenti della vita di ognuno (e dei relativi sintomi nelle malattie), e per questo motivo il rimedio viene modificato a seconda del manifestarsi di nuovi sintomi o di cambiamenti importanti nella salute del paziente.
Il trattamento omeopatico può causare l’insorgere di sintomi che prima non erano presenti (è una normale reazione dell’organismo), da segnalare e valutare attentamente con il medico omeopata.

Una precisazione: l’omeopatia unicista, come tutta l’omeopatia, è una modalità di cura che deve essere studiata prestando attenzione alle caratteristiche del singolo paziente. Si tenga sempre presente che i rimedi omeopatici, se somministrati ad un soggetto sano, sono in grado di scatenare i sintomi che si ritrovano nel soggetto a cui sono stati prescritti e per questo motivo non vanno assunti senza le precise indicazioni dell’omeopata.
Questo principio base dell’omeopatia è anche la modalità con cui nacque questa branca della medicina. Infatti nel 1700 un medico scoprì che le persone che lavoravano la china erano soggette alla cosiddetta “febbre di palude” (così era allora chiamata la malaria), una malattia che veniva curata con la stessa sostanza che essi lavoravano. Capì quindi che la sostanza era in grado di provocare la stessa malattia che poteva anche curare.
Egli applicò questo principio a se stesso ed ad altri utilizzando però un numero altissimo di sostanze, anche velenose. Iniziò degli esperimenti di diluizione che mostrarono progressivamente la scomparsa degli effetti dannosi della sostanza, per lasciare spazio ai soli effetti positivi, in grado cioè di curare le persone nel loro complesso.

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